Londra

Viaggiare: tra lacrime e sorrisi

Viaggiare tra lacrime e sorrisi

Niente foto di paesaggi umbri o londinesi, questa volta. Solo una riflessione su uno degli aspetti più tristi del viaggiare.

Sicuramente l’aver varcato la soglia dei trenta anni e l’aver assistito alla tragica morte di Hodor, holding the door, non mi sta aiutando. Anzi, mi rende ancora più sensibile, soprattutto nei tragici momenti degli addii.

Il viaggiare è tanto bello quanto triste, a volte. Arrivi in un posto e sei carico di aspettative e iniziative. Dopo i primi giorni di assestamento ti ambienti e cominci a fare amicizie. Quando sei sul punto di sentirti come a casa, ecco che la valigia ormai vuota ti ricorda che deve essere riempita di nuovo.

Lo stesso avviene quando vivi all’estero e condividi una casa con altre persone.

Per tutti quelli che pensano «Niente da fare! Riesco a vivere a malapena a casa mia, figuriamoci se tollero persone che non conosco» ho la risposta. Ovviamente non è facile. Ognuno arriva con le proprie abitudini e modi di fare, che molto spesso non conciliano con quelli degli altri.

Ognuno cucina a modo suo, riordina come meglio crede e fa ciò che è solito fare. Ma nonostante le difficoltà, quando ci si ritrova seduti a tavola a chiacchierare, ridere e scherzare tutte le differenze si annullano.

Ognuno con la propria vita, i suoi modi di dire, i suoi accenti e le sue culture. Che tu venga dall’Australia, dalla Spagna, dalla Polonia, dalla Francia o dall’Uruguay, sei semplicemente una persona con la tua storia da raccontare.

Ricorderò sempre con un sorriso, misto ad una lacrima di nostalgia, tutte le volte che rientravo a casa e incontravo qualcuno con cui scambiare 4 chiacchiere anche alle 2 di notte. Perché, in fondo, se scegli di vivere con altre 6 persone, la compagnia di certo non manca. Come l’ultima notte a Londra prima di partire per la Cina. Ore e ore a ridere sui simpatici modi della lingua italiana e spagnola di tradurre qualsiasi cosa. Dalle semplici parole di uso comune, a personaggi e titoli di film.

Quando ho lasciato Londra, due anni fa, ho pianto sia gli amici che le abitudini che stavo lasciando. Ma il pensiero della nuova avventura cinese che stavo per intraprendere mi teneva occupata, rendendomi entusiasta e felice.

In questi giorni è stato diverso. Abitavo insieme ad altri 5 ragazzi ed averli visti uscire di casa con le valigie per non rientrare più, ha aperto inevitabilmente il rubinetto nei miei occhi.

Non mi fraintendete. Nella mia mente sognatrice non c’è posto per un «mai», ma solo per un «mai dire mai». Ed è per questo che sono convinta che presto ci rivedremo seduti in una spiaggia a bere vino, mentre una famiglia di canguri ci passa davanti.

È solo che alcune abitudini sono uscite insieme alle loro valigie per non tornare. Il suono di un campanellino al collo di un gatto che ti cerca per uscire fuori dalla finestra della tua camera, la musica delle sigle in TV che ti avvisa che qualcuno sta guardando le tue serie televisive preferite. Il profumo di una torta che non hai mai mangiato o di un piatto tailandese che non saresti in grado di rifare neanche con il video di GialloZafferano. Una discussione di gruppo dopo aver finito di vedere un film, o una domenica al pub a giocare ad un Quiz quando in palio ci sono birre e patatine gratis.

Ecco. Questa è una parte di quello che mi mancherà.

Nonostante sia uscita anche io dalla stessa porta con tutte le mie valigie, pronta per una nuova avventura.

Un giorno un collega mi disse «Oggi va via un altro mio coinquilino. Qualche anno fa avrei pianto per giorni. Ormai ci ho fatto l’abitudine. Questa è Londra».

È vero. Londra è un continuo venire ed andare. Perché la maggior parte, qui, è di passaggio. In pochi si fermano per più di un paio di anni. Una città frenetica, che non si ferma mai. Tutti se ne vanno prima o poi. Ma tutti qui lasciano qualcosa. E forse un giorno verranno a riprenderselo.